Nuove istruzioni in materia di formazione continua dei revisori legali

ufficio-400Con Circolare n. 26 del 7 luglio 2017, questo Dipartimento aveva impartito prime istruzioni operative in materia di formazione continua dei revisori legali, introdotta dalla direttiva 2006/43/CE, recepita con decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39. In particolare, l’articolo 5 del decreto legislativo n. 39/2010, come modificato dal successivo decreto legislativo 17 luglio 2016 n.135, ha demandato alla formazione continua il compito di assicurare l’adeguatezza della preparazione professionale degli iscritti al Registro, quale strumento per la corretta ed efficace revisione dei bilanci.
Con la presente Circolare, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato intende fornire ulteriori istruzioni operative in ordine alle modalità ed ai termini di adempimento degli obblighi formativi sopra menzionati.

1. Il sistema della formazione continua
In primo luogo, occorre ricordare che l’obbligo di formazione continua decorre dal 1° gennaio 2017, ed è cadenzato su un arco temporale triennale durante il quale ciascun iscritto deve conseguire almeno 60 crediti formativi, in ragione di 20 crediti per ciascun anno formativo.
In base alle scelte operate dal legislatore, gli obblighi della formazione professionale continua in capo ai revisori possono essere assolti attraverso tre canali:
A) la formazione diretta offerta dal Ministero dell’economia e delle finanze tramite piattaforme digitali, accessibili per via telematica, o in convenzione con altri soggetti;
B) la partecipazione a corsi organizzati da enti pubblici o privati che, in possesso di determinati requisiti previsti dalla legge, abbiano ottenuto l’accreditamento dal Ministero dell’economia e delle finanze;
C) il riconoscimento dei crediti acquisiti dai professionisti iscritti agli Ordini e della
formazione organizzata all’interno delle società di revisione a favore di collaboratori e responsabili della revisione.
I canali predetti non devono intendersi necessariamente alternativi, ma possono, anzi,
essere utilizzati anche in modo complementare, consentendo al revisore di orientarsi tra i vari corsi proposti alla luce dell’intera offerta formativa e di partecipare a quelli più adatti alla propria esperienza professionale ed alle proprie necessità.
In tutte le ipotesi sopra richiamate, i programmi di formazione devono riguardare contenuti corrispondenti a uno o più argomenti o materie incluse nel Programma di formazione emanato dal Ministero dell’economia e delle finanze, adottato, per l’anno 2017, con la determina del Ragioniere generale dello Stato prot. n. 37343 del 7 marzo 2017. L’offerta formativa dovrà, inoltre, tener conto dei crediti formativi minimi previsti per le materie c.d. “caratterizzanti”, su cui dovrà svolgersi almeno il 50% dell’aggiornamento professionale del revisore.

2. Erogazione della formazione diretta
Richiamata brevemente la disciplina di riferimento, è opportuno evidenziare che,
riguardo al canale della formazione “diretta”, questo Dipartimento ha sviluppato un’apposita piattaforma elettronica, disponibile a partire dal 5 ottobre u.s. sul sito internet istituzionale http://www.revisionelegale.mef.gov.it per tutti gli iscritti nel Registro dei revisori legali.

I moduli di formazione sono accessibili gratuitamente ed in modalità e-learning, e riguardano le materie di principale interesse per l’aggiornamento professionale del revisore. La piattaforma è concepita con lo scopo di agevolare l’adempimento degli obblighi annuali relativi alla formazione da parte di un numero elevatissimo di destinatari – anche qualora i canali alternativi siano limitati o altrimenti non accessibili (limitazioni intrinseche alla partecipazione a corsi di formazione in aula, concentrazione dell’offerta nelle sole aree a maggiore densità abitativa, scarsa omogeneità dell’offerta) -, ferma restando per il professionista la possibilità di scegliere, in piena autonomia, anche altri canali di formazione autorizzati.
Tenuto conto del notevole sforzo organizzativo necessario per la predisposizione della piattaforma, realizzata senza prevedere nuovi oneri a carico dei revisori legali, l’offerta formativa del Dipartimento prevede un rilascio graduale dei 20 moduli multimediali, ciascuno corrispondente ad un credito formativo. Tutti i moduli sono corredati, a scopo ricognitivo, da un test finale di autovalutazione e di verifica dell’apprendimento. In fase di prima apertura, la piattaforma per la formazione a distanza include 7 moduli già accessibili (6 caratterizzanti ed 1 non caratterizzante).
Gli ulteriori moduli formativi saranno resi disponibili con due successivi rilasci, a partire dalla fine del mese di ottobre ed entro il mese di novembre dell’anno corrente, in modo da colmare l’intero obbligo formativo annuale richiesto per il 2017.

3. Svolgimento della formazione presso gli enti accreditati e della formazione “equivalente”
Per quanto concerne la formazione erogata dagli enti pubblici o privati, è disponibile sul sito web della revisione legale l’elenco aggiornato degli enti accreditati che hanno sottoscritto apposita convenzione. Detti enti, nel rispetto degli accordi sottoscritti con il Ministero, sono autorizzati ad erogare corsi di formazione riconosciuti validi ai fini dell’adempimento dell’obbligo formativo da parte dei revisori legali. In questo caso, le comunicazioni riguardanti i crediti maturati da ciascun iscritto e coerenti con il Programma di formazione annuale sono a carico dell’ente formatore.
Con riferimento, infine, alla formazione obbligatoria svolta presso gli Ordini professionali, essa può senz’altro essere riconosciuta “equivalente” a quella richiesta per i revisori legali. Resta fermo che il riconoscimento della formazione così svolta è condizionato alla conformità alle materie e agli argomenti inclusi nel Programma annuale del Ministero. Laddove l’Ordine territoriale non sia in grado, in tutto o in parte, di assicurare o riconoscere la formazione richiesta, oppure il professionista sia interessato ad argomenti e temi trattati nei corsi erogati direttamente dal Ministero dell’economia e delle finanze o quelli organizzati presso enti pubblici o privati convenzionati, potrà senz’altro validamente rivolgersi a detti soggetti.

4. Termini per l’assolvimento della formazione
Per l’anno 2017, si sono evidentemente resi necessari interventi di natura straordinaria per l’impianto e la messa in esercizio del sistema di formazione continua che hanno per lo più trovato finalizzazione nel secondo semestre dell’anno. Tenuto conto, in fase di avvio, delle difficoltà manifestate dagli enti formatori in relazione alla concentrazione degli eventi formativi nel solo ultimo trimestre dell’anno in corso, e ritenendo che tale limitazione possa comportare effetti potenzialmente distorsivi sulla scelta degli argomenti e dei corsi da frequentare privilegiando quelli immediatamente disponibili, il Dipartimento è dell’avviso che possa essere consentito l’assolvimento dell’obbligo formativo relativo all’anno in corso entro certi margini di elasticità. A tal fine, saranno ritenuti utili – ai fini della maturazione dei 20 crediti richiesti dalla legge – tutti i corsi e gli eventi formativi erogati dai canali di formazione autorizzati che si siano svolti entro il 31 dicembre 2018, purché conformi al Programma ministeriale 2017.
È evidente che tale elasticità non è concepita, né potrebbe riprodurne gli effetti, come proroga di un adempimento normativamente previsto che solo una disposizione di rango primario potrebbe contemplare. Ciò comporta che anche per l’anno 2018 il revisore legale è tenuto ad adempiere all’obbligo formativo, in modo autonomo rispetto ai crediti da maturare nell’ambito della formazione 2017, in conformità ai contenuti del Programma annuale di formazione 2018 che il Ministero si appresta ad approvare. In particolare, si sottolinea che l’elasticità dei termini consentita in relazione al 2017 e in ragione delle difficoltà rappresentate a questo Ministero nella fase di avvio del sistema ha carattere eccezionale.
È, inoltre, appena il caso di osservare che i corsi erogati tramite piattaforma per la formazione a distanza del Ministero dell’economia e delle finanze attribuiscono i crediti formativi in tempo reale, consentendone fin da subito la totalizzazione e la verifica all’interno dell’Area riservata del Registro dei revisori legali. Viceversa, è posta a carico degli enti accreditati e degli Ordini professionali la puntuale comunicazione, anche cumulativa, e non necessariamente a consuntivo, dei corsi frequentati da ciascun revisore legale e dei relativi crediti formativi maturati. Il Ministero dell’economia e delle finanze provvede ad aggiornare il totale dei crediti formativi, relativi all’anno di riferimento, non appena in possesso di tutti i dati da parte dei soggetti erogatori.

5. Integrazione del Programma di formazione 2017
Si segnala che con determina del Ragioniere generale dello Stato prot. n. 183112 dell’11 ottobre 2017, è stata adottata sulla proposta del Comitato didattico per la formazione dei
revisori legali un’integrazione del Programma di aggiornamento professionale del 2017, elaborato ai sensi dell’art. 5, comma 2, del decreto legislativo n. 39 del 2010. La modifica va nel senso di semplificare l’assolvimento degli obblighi formativi valevoli per finalità diverse ma relative ad argomenti, almeno in parte, coincidenti. In particolare, la materia di primo livello “contabilità generale” è stata integrata con argomenti riguardanti la formazione specifica richiesta dal D.M. 15 febbraio 2012, n. 23, in “contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti territoriali”, valida, tra l’altro, ai fini dell’iscrizione nell’elenco dei revisori dei conti degli enti locali per l’anno 2018.
I crediti formativi relativi agli argomenti di cui ai punti da 31 a 49 della materia “contabilità generale” del programma sopra citato, maturati sia dagli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili attraverso i canali formativi offerti dagli ordini territoriali sia dagli iscritti nel registro dei revisori legali nell’ambito della piattaforma e-learning, realizzata con protocollo d’intesa tra Ministero dell’Interno – Direzione Centrale della finanza locale, Ragioneria generale dello Stato, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e Fondazione Nazionale dei Commercialisti (http://fadcommercialisti.it), assolti a decorrere dal 1° gennaio 2017, saranno ritenuti validi, fino ad un massimo di 10 crediti annui, anche ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo previsto a carico degli iscritti nel registro dei revisori legali, indipendentemente dal superamento del test finale.
Resta inteso che i crediti maturati nell’ambito della formazione valida per l’iscrizione nell’elenco dei revisori degli enti locali sono da riferirsi al gruppo delle materie “non caratterizzanti” e pertanto, nel presupposto che almeno la metà della formazione complessiva debba riguardare materie strettamente pertinenti la revisione legale, sarà cura del revisore legale assolvere i rimanenti 10 crediti formativi su argomenti afferenti le sole materie “caratterizzanti” – gestione del rischio e controllo interno, principi di revisione nazionali e internazionali, disciplina della revisione legale, deontologia professionale, indipendenza e tecnica professionale della revisione -, di cui al Programma annuale 2017 per la formazione continua dei revisori legali.

Fonte: MEF Revisione legale

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Obbligo POS: Arrivano le sanzioni!

multe-per-chi-non-accetta-pagamento-carta-contactlessTempo di sanzioni…. I più attenti ricorderanno che già da qualche anno si parla di obbligatorietà del POS, o meglio, obbligatorietà ad accettare tutti i tipi di valuta in corso legale nello stato e, quindi, anche la moneta elettronica. Finora però l’assenza di un piano sanzionatorio aveva, di fatto, garantito l’immunità a tutti i soggetti obbligati. Si attende a breve (per fine settembre) un decreto legislativo di attuazione che andrà ad individuare la fattispecie e a sanzionare comportamenti scorretti. L’importo della sanzione sarà di 30 euro per ogni transazione negata, ogni volta cioè che l’esercente negherà la possibilità al cliente di pagare con POS. La sanzione sarà legata alla denuncia, da parte del cliente, del comportamento scorretto dell’esercente. Tempi e modalità di questa denuncia ad oggi non sono noti. Sarà interessante, tra un anno, verificare il numero di denunce arrivate all’autorità competente.

In ogni caso l’obbligo è generalizzato e riguarda commercianti, artigiani e professionisti, ad oggi “sarebbero” esclusi (attendiamo il decreto per averne certezza) tabaccai e  benzinai.

Di pari passo sarebbe auspicabile un ritocco verso il basso delle commissioni. Trattandosi di un obbligo un canone basso è da garantire per non gravare con altri costi (ennesimi) sui già precari bilanci delle imprese.

Armando Marzocchi

Proroga versamenti Unico2017 e 770-2017

Proroga al 20 agosto anche per i versamenti di imposta dei lavoratori autonomi
Dal 21 luglio 2017 al 20 agosto 2017 anche i lavoratori autonomi potranno effettuare i versamenti delle imposte con una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 per cento. Il nuovo termine verrà formalizzato con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze che sarà firmato nei prossimi giorni. Il DPCM uniformerà il trattamento tra titolari di reddito di impresa e titolari di reddito di lavoro autonomo.
In dettaglio, i versamenti interessati dalla nuova scadenza sono quelli derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione in materia di imposta sul valore aggiunto di imprenditori e lavoratori autonomi.
Con un altro DPCM, in dirittura d’arrivo, viene prorogato, al 31 ottobre 2017 il termine per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770) e delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap.
Roma, 26 luglio 2017

 

Fonte: MEF

Contratto di prestazione occasionale

INPSRiporto integralmente il testo, tratto dal sito INPS, sulle nuove istruzioni attuative del dl 24-04-2017 n.50, che definisce il nuovo contratto di prestazione occasionale che, vi ricordo, sostituirà la precedente normativa sulle prestazioni occasionali,
Buona lettura:

Contratto di prestazione occasionale

Cos’è

La disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale è stata introdotta dall’art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 di conversione del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.

Le prestazioni di lavoro occasionale sono strumenti che possono essere utilizzati dai soggetti che vogliono intraprendere attività lavorative in modo sporadico e saltuario.

Gli utilizzatori possono acquisire prestazioni di lavoro attraverso contratti di prestazioni occasionali.

A chi è rivolto

Il contratto di prestazioni occasionali è rivolto a professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata, pubbliche amministrazioni. Sono quindi compresi, a titolo esemplificativo, tutti i datori di lavoro con non più di cinque dipendenti a tempo indeterminato, le ONLUS, le associazioni, ecc.

Come funziona

Con il contratto di prestazione occasionale, l’utilizzatore può acquisire con modalità semplificate prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità, nel rispetto dei limiti economici previsti dalla norma.

limiti economici, tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa, corrispondono:

  • per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro.

Tali importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, ossia al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione.

La misura del compenso è calcolata sulla base del 75% del suo effettivo importo, esclusivamente nel rapporto tra ciascun utilizzatore con riferimento alla totalità dei prestatori, per le seguenti categorie di prestatori:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
  • persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di Reddito di Inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di Sostegno all’Inclusione Attiva attualmente vigente e destinata a essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Pertanto, i limiti di compenso complessivo, riferiti a ciascun singolo prestatore, sono sempre da considerare nel loro valore nominale. Diversamente, un singolo utilizzatore, ai fini del rispetto del limite economico potrà computare nella misura del 75% i compensi erogati a favore dei lavoratori appartenenti alle categorie sopra indicate (circolare INPS 5 luglio 2017, n. 107).

Non è possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionali da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

Il prestatore ha diritto all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione Separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali disciplinata dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

Il compenso giornaliero del prestatore non può essere inferiore a 36 euro, pari al corrispettivo di quattro ore lavorative. Il compenso orario è liberamente fissato dalle parti ma non può mai essere inferiore a 9 euro l’ora, salvi i diversi limiti previsti per il settore agricolo.

Al compenso spettante al prestatore si applicano alcuni oneri a carico dell’utilizzatore:

  • la contribuzione alla Gestione Separata, nella misura del 33%;
  • l’assicurazione INAIL, nella misura del 3,5%;

Sui versamenti complessivi effettuati dall’utilizzatore è trattenuto dall’INPS l’onere di gestione nella misura dell’1%.

La legge prevede alcuni limiti tassativi all’utilizzo del contratto di prestazioni accessorie.

In particolare, non è ammesso il ricorso al contratto di prestazione lavoro occasionale a tutti i datori di lavoro che, nel corso dell’anno civile precedente, hanno occupato mediamente più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato.

Il divieto per l’utilizzo del contratto di prestazioni occasionali è previsto per le attività:

  • da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese dai soggetti a rischio di esclusione sociale elencati nel comma 8, art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
  • da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
  • nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Per attivare il contratto di prestazioni accessorie e le relative tutele, l’utilizzatore almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione deve comunicare, tramite il servizio online dedicato:

  •  i dati identificativi del prestatore;
  • il compenso pattuito;
  • il luogo di svolgimento della prestazione;
  •  la durata;
  • la tipologia;
  • il settore dell’attività lavorativa;
  • altre informazioni per la gestione del rapporto.

Nel caso in cui l’utilizzatore intenda revocare una comunicazione precedentemente inserita, può accedere alla procedura e procedere alla revoca esclusivamente entro tre giorni dalla data in cui la prestazione stessa si sarebbe dovuta svolgere.

Contestualmente alla trasmissione della comunicazione da parte dell’utilizzatore, il prestatore riceve notifica della stessa (o della revoca) tramite mail, SMS.

Nel caso in cui la revoca non venga espressa nei termini previsti dalla legge, l’INPS tratterrà la somma corrispondente al compenso pattuito tra le parti, indipendentemente dal fatto che la prestazione si sia effettivamente svolta, procedendo al pagamento al prestatore e al versamento in favore dello stesso della contribuzione previdenziale e INAIL.

Il prestatore potrà, tramite il servizio online, confermare l’effettivo svolgimento della singola prestazione giornaliera entro i tre giorni successivi. In tal caso, è inibita la possibilità per l’utilizzatore di revocare la prestazione.

Le imprese del settore agricolo possono ricorrere al contratto di prestazioni occasionali impiegando esclusivamente alcune categorie di lavoratori che in ogni caso non devono essere stati iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli e che siano:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • studenti con meno di 25 anni di età;
  • persone disoccupate, ai sensi dell’art. 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, ovvero che abbiano presentato all’ ANPAL la Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID);
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di REI o SIA ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Nel settore agricolo il compenso minimo è determinato in base all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Anche in tal caso l’importo del compenso giornaliero non può essere inferiore alla misura minima fissata per la remunerazione di quattro ore lavorative, anche qualora la durata effettiva della prestazione lavorativa giornaliera sia inferiore a quattro ore. La misura del compenso delle ore successive è liberamente fissata dalle parti, purché nel rispetto della misura minima di retribuzione oraria sopra indicata.

La durata della prestazione può essere riferita solo a un arco temporale non superiore a tre giorni.

Le pubbliche amministrazioni possono fare ricorso al contratto di prestazioni occasionali, esclusivamente per esigenze temporanee o eccezionali e per attività specifiche previste dalla legge:

  • nell’ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali;
  • per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;
  • per attività di solidarietà, in collaborazione con altri enti pubblici e/o associazioni di volontariato;
  • per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli.

Le pubbliche amministrazioni possono utilizzare il contratto di prestazioni occasionali indipendentemente dal numero di dipendenti.

Cedolare secca: Conviene davvero?

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Ogni giorno sempre più clienti mi chiedono se possono accedere alla cedolare secca. Solitamente il vicino, l’amico o il collega decanta i prodigiosi risparmi di questa imposta tanto che il cliente non può che correre da noi in ufficio sicuro di poter anche lui a breve gioire di chissà quale faraonico risparmio…. Purtroppo spesso la realtà è distante dalla fantasia.

Che cos’è la cedolare secca?

La cedolare è una tassa che colpisce i fabbricati locati ad uso abitativo, anziché tassare i canoni di locazione con l’aliquota IRPEF di riferimento si usa un’aliquota sostitutiva al 21% o al 10% in caso di locazione sottoposta a canone concordato. L’imposta sostituisce Irpef, relative addizionali e imposta di registro sulle locazioni.

Conviene?

Così a prima vista l’aliquota più alta della cedolare, il 21%, è inferiore alla più bassa delle aliquote IRPEF, quella al 23%, pertanto sembrerebbe immediato un risparmio del 2% minimo. Tuttavia c’è un punto che complica enormemente le cose: la cedolare secca è un’imposta sostitutiva, sostitutiva all’IRPEF, pertanto le tradizionali detrazioni che applichiamo all’IRPEF e che ci consentono di ottenere un discreto risparmio di imposta, non si applicano alla cedolare secca.

Un esempio… anzi due

Premessa fondamentale: in entrambi gli esempi l’aliquota della cedolare è quella al 21% perché è proprio questa aliquota che causa le maggiori difficoltà interpretative. Nel caso di aliquota al 10% misurare il risparmio è semplice ed immediato. Inoltre nell’esempio non abbiamo tenuto conto delle addizionali e dei possibili riflessi del bonus 80 euro sulle variazioni di reddito. Fine della premessa.

Vediamo un semplice esempio numerico. Immaginiamo un contribuente con reddito da lavoro dipendente pari a 10.000 e reddito da fabbricato locato pari a 2.000. In una situazione ordinaria questo contribuente sarebbe tassato con Irpef pari al 23% della base imponibile al netto della detrazione per lavoro dipendente, dovremmo avere quindi 2.760 euro di imposta lorda meno la detrazione per lavoro dipendente (nel nostro esempio pari ad euro 1.699,60), l’imposta netta sarebbe quindi 1060,40.  A questo si aggiunge l’imposta di registro annuale del 2% su canone dichiarato pari 40 euro. Il totale per il nostro contribuente è di euro 1100,40.

Lo stesso contribuente con cedolare verserebbe euro 2.300,00 di IRPEF meno la detrazione per lavoro dipendente per euro 1.789,80 con imposta netta da versare di 510.20 a titolo di IRPEF (calcolata sui 10.000,00 euro di reddito da lavoro dipendente) ed euro 420,00 a titolo di cedolare. Il totale da versare per le due imposte sarebbe di euro 930,20.

Il risparmio con cedolare sarebbe di euro 130,20, a questo va aggiunto l’ulteriore risparmio derivante dal mancato versamento dell’imposta di registro pari al 2% dell’importo versato ovvero 40 euro. Il totale risparmiato quindi ammonta ad euro 170,20.

La situazione quindi è questa: a parità di reddito la cedolare consente un risparmio sia di IRPEF che di imposta di registro.

Tutto così semplice?

Sembra tutto piuttosto lineare, dov’è la difficoltà? Il difficile viene quando il nostro caro contribuente oltre alla detrazione per lavoro può sfoggiare altre detrazioni (principalmente familiari a carico e/o spese sostenute).

Vediamo lo stresso esempio di prima con una piccola variante. Il nostro caro contribuente si è sposato e a suo carico c’è l’amata mogliettina. Cosa succede?

Reddito sempre 10.000,00 euro da lavoro dipendente e 2.000,00 euro da fabbricato locato. Tassazione ordinaria: L’imposta da pagare sarà sempre 2.760,00 ma questa volta dovremo sottrarre due detrazioni, quella per lavoro dipendente pari ad euro 1699,60 e quella per coniuge a carico per euro 712,00 nel nostro caso. L’imposta netta sarebbe di euro  348,40. A questo aggiungiamo come sempre il 2% di imposta di registro per 40,00 euro annui. Totale da versare euro 388,40.

Con cedolare invece avremmo euro 2.300,00 meno detrazione per lavoro per 1789,00, meno 726,30 per la moglie, netto da pagare 215,30, aggiungiamo l’importo della cedolare pari ad euro 420,00, il totale risulta essere 635,30.

La cedolare in questo caso ci fa pagare un importo superiore per euro 246.90. Il risparmio miracoloso è sparito.

Conclusioni

Ma la cedolare conviene oppure no? Come sempre la verità sta nel mezzo. La convenienza o meno della cedolare secca è giocata sulle detrazioni. Pertanto contribuenti con poche detrazioni avranno sicuramente convenienza alla cedolare, contribuente con familiari a carico invece dovranno sempre verificare con il proprio consulente la possibilità effettiva di risparmio.

Nel nostro esempio ho scelto un contribuente con un reddito basso e c’è un motivo preciso: I contribuenti con reddito alto o molto alto sono tassati con aliquote via via più alte pertanto più alto è il reddito tanto più alta sarà la convenienza della cedolare. E le detrazioni? Non sono più rilevanti? Per i redditi alti le detrazioni sono decrescenti cioè tanto più alto è il reddito tanto più basse saranno le detrazioni e quindi tanto più conveniente sarà la cedolare.

La cedolare inserisce sicuramente una formula interessante ne l nostro ordinamento che consente di ottenere vantaggi di imposta, in casi specifici da valutare di volta in volta, anche rilevanti.

Il consiglio è sempre quello di verificare con il vostro consulente di fiducia l’effettiva convenienza di questa forma di tassazione. Le varianti in gioco sono diverse e oltre al consiglio dell’esperto vi invito a diffidare dalle promesse di fantastici risparmi fatte da colleghi, amici, parenti. Affidatevi ad un commercialista. Grazie per l’attenzione e alla prossima.

 

Armando Marzocchi

Liquidazioni periodiche Iva

controlli-fiscaliLa trasmissione delle comunicazioni trimestrali Iva è un obbligo introdotto dall’articolo 4 del Decreto Legge n. 193 del 22 ottobre 2016

La comunicazione trimestrale Iva deve essere trasmessa telematicamente dal soggetto Iva o dal suo intermediario entro la fine del secondo mese successivo a ogni trimestre a eccezione della comunicazione relativa al 2° trimestre che va presentata entro il 16 settembre. Per trasmettere la comunicazione trimestrale IVA, occorre preparare un file xml che rispetti le specifiche tecniche e che, in particolare, contenga:

  • I dati identificativi del soggetto a cui si riferisce la comunicazione
  • I dati delle operazioni di liquidazione IVA effettuate nel trimestre di riferimento
  • I dati dell’eventuale dichiarante.

Per creare il file si può utilizzare l’apposito software di compilazione.

Si può preparare il file anche con software di mercato, purché il risultato sia conforme alle regole previste dalle specifiche tecniche (approvate con provvedimento del 27 marzo 2017).

Il file con la comunicazione trimestrale Iva deve essere firmato digitalmente. Per la firma si possono utilizzare tre sistemi alternativi:

  • un certificato di firma qualificata rilasciato da una autorità di certificazione riconosciuta
  • il nuovo servizio di firma elettronica basata sui certificati rilasciati dall’Agenzia delle Entrate, disponibile sulle piattaforme Desktop Telematico e Entratel Multifile
  • la funzione di sigillo disponibile nell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi.

Un file comunicazione trimestrale Iva, può essere firmato e trasmesso singolarmente oppure può essere inserito in una cartella compressa, in formato zip, contenente più file comunicazione. In questo caso, possono essere firmati i singoli file o anche solo la cartella compressa.

Se si vuole essere sicuri che il file sia formalmente corretto, è possibile utilizzare l’apposito software di controllo. Il software di controllo è disponibile anche all’interno dell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi

Quando il file è pronto, per trasmetterlo telematicamente all’Agenzia delle Entrate, è necessario:

  • utilizzare la funzione di trasmissione delle comunicazioni trimestrali Iva disponibile nell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi
  • utilizzare uno dei canali di interazione con il Sistema di interscambio già accreditati per la fatturazione elettronica
  • accreditare un canale di interazione specifico per la trasmissione delle comunicazioni Iva e dei dati fattura.

 

Fonte: Agenzia delle Entrate

Tassa vidimazione libri sociali

nuove-scadenzeLe società di capitali (S.p.a., S.r.l., S.a.p.a.), comprese quelle consortili, devono versare, entro il 16 marzo di ciascun anno, una tassa annuale sulle concessioni governative per la numerazione e bollatura di libri e registri contabili.

L’obbligo riguarda anche le società che sono in liquidazione.

La vidimazione iniziale, attualmente, è prevista solo per i libri sociali obbligatori (articolo 2421 del codice civile).
In particolare, si tratta dei seguenti libri e registri:

  • libro dei soci
  • libro delle obbligazioni
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti
  • ogni altro libro o registro per i quali l’obbligo della bollatura è previsto da norme speciali.

Queste scritture, pertanto, vanno numerate e bollate presso il Registro Imprese della Camera di Commercio o presso un notaio.
Invece, gli altri libri contabili previsti dal codice civile (libro giornale e libro degli inventari) e quelli previsti dalle norme fiscali (registri Iva, registro beni ammortizzabili, ecc.) non devono essere vidimati.
Per tali scritture contabili, l’unica formalità richiesta per il loro uso è rappresentata dalla numerazione progressiva delle pagine eseguita direttamente dal soggetto obbligato alla tenuta delle stesse.

Per alcune categorie di soggetti (si tratta, come accennato delle S.p.a., S.r.l., S.a.p.a., comprese quelle consortili anche se in liquidazione) resta in vigore l’applicazione dell’imposta di bollo e della tassa di concessione governativa.
Infatti, questi soggetti sono obbligati a versare una tassa annuale sulle concessioni governative per la numerazione e bollatura di libri e registri contabili pari a:

  • 309,87 euro, se l’ammontare del capitale o del fondo di dotazione non supera l’importo di 516.456,90 euro
  • 516,46 euro, se il capitale sociale o il fondo di dotazione supera tale importo.

La data di riferimento per quantificare il capitale sociale o il fondo di dotazione è il 1° gennaio dell’anno per il quale il versamento viene eseguito.
Inoltre, il versamento prescinde dal numero dei libri o registri tenuti e delle relative pagine.

I termini e le modalità di versamento sono i seguenti:

  • il versamento per l’anno di inizio attività va effettuato utilizzando il bollettino di c/c postale n. 6007 intestato a: AGENZIA DELLE ENTRATE – CENTRO OPERATIVO DI PESCARA – BOLLATURA NUMERAZIONE LIBRI SOCIALI prima della presentazione della dichiarazione di inizio attività ai fini Iva
  • il versamento per gli anni successivi va effettuato, entro il 16 marzo di ciascun anno, utilizzando il modello F24, esclusivamente in modalità telematica, con il codice tributo “7085 – Tassa annuale vidimazione libri sociali”, indicando, oltre all’importo, l’anno per il quale versamento viene eseguito, cioè il periodo di riferimento.

L’omesso versamento della tassa annuale è punito con la sanzione amministrativa corrispondente dal 100 al 200% della tassa medesima e, in ogni caso, non inferiore a 103 euro.

Fonte: Agenzia delle Entrate